S.Faravelli - In groppa alla balena - Acquarello

Accudire le opere

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Alla domanda dell'intervistatore su cosa facessi a Matera in questi dieci giorni di novembre ho risposto che accudivo le opere create negli apiari d'estate. Accudire è parola inusuale,nel mio lessico personale, fuori dal contesto a cui è riservata: accudisco il mio pappagallo o il gatto; ho accudito i miei figli e mia madre malata. Eppure nell'infinitesimo istante in cui mentalmente scarti o scegli una parola per trovare quella giusta, ho capito che stavo proprio accudendo: non allestivo,non montavo, non preparavo,non completavo, non impreziosivo... La tonalità di affettuosa sollecitudine predominava. Accudivo una mostra. 
Aborro il sostantivo "curatela" ,algido e tecnicizzante: tanto è vero che la "cura" di una mostra assomiglia oggi ad una pratica clinica. A meno di non tornare al fantastico etimo medioevale, ( smentito dalla prosaica linguistica attuale): cura da "quia cor urat": perchè scalda il cuore. Curare come accudire, appunto.Come questa estate con gli artisti che hanno creato con me. Scaldare ed essere scaldati. Nell'attenzione. E così è stato in questi ultimi dieci giorni, lavorando fianco a fianco con Paolo, Marco e i ragazzi/e , con Massimo,Luciana, Mariangela. Con Lele e Nina . Le fotografie che vedete raccontano qualcosa dei momenti di grazia che abbiamo vissuto alla Fabbrica del Carro Trionfale, (lo scheletro del Carro sullo sfondo !), o in Biblioteca, (dove una foresta di Bambù è volata dalla strada al quarto piano).Grazie agli amici di Matera che venivano a spiare e ad aiutarci. E grazie anche, visto che ci siamo , alla presenza siderale di Morgana la mantide e a quella amorevole del cane Drugo.