La Luce Verde

Mostre personali

La Luce Verde

Lettera di Stefano Faravelli a Marco Vallora in preparazione della mostra “La luce verde”Galleria Davico, Torino 1995:

“ Avrei voluto mettermi al riparo sotto la divisa di quel verso scespiriano (Re Lear V,3) che recita: ‘noi faremo nostro compito il mistero delle cose, come fossimo spie di Dio’, mi è sembrato, poi, un po’ troppo solenne… ma alcuni di questi quadri, a lungo meditati nella ‘imaginativa’, quindi finalmente dipinti, sono proprio il frutto di una sorta di spionaggio sul ‘mistero delle cose’. La divisa doveva illustrare un programma altrettanto ambizioso: sottrarre il REGNO SEGRETO – (The secret commonwealth – dal titolo del trattatello di R. Kirk dedicato agli invisibili, pubblicato nel 1691 – ed Adelphi 1980) alla triviale divulgazione fantasy, per restituirlo con nitore e dureriana disciplina, ad una concezione, direi, ontologica dell’immaginazione. Un’immaginazione che sia strumento di percezione su quel mondo intermedio ‘Mundus Imaginalis’( dixit Corbin) della cui realtà ‘oggettiva’ non dubito, ma che, non di meno, è fatto “ della stessa sostanza di cui son fatti i sogni”… La mostra è sotto la paternità magistrale di Richard Dadd e del suo “colpo maestro del boscaiolo fatato”, quel quadro è stato per me fonte irresistibile di ispirazione, oltre ad essere un documento tra i più credibili dell’esistenza delle fate. Il primo quadro, che ha innescato tutta la serie, è una tempera di grande formato, intitolata “ l’occultamento dei pennelli fatati”; sono, appunto, i pennelli con cui per nove anni, in un manicomio, Dadd ha dipinto il suo capolavoro. La faccenda dei pennelli sepolti è una leggenda riferita a Giorgio Morandi – pittore assai poco ferico – che si dice seppellisse i pennelli ad ogni quadro ultimato. I quasi trenta quadri della mostra, sono ‘gemmati’ da questa visione, carpita tra gli sfasciumi di un tronco muffito e le felci di un sottobosco. Quei pennelli li ho ereditati io.”