Zoografia Apocrifa

Mostre Personali

Zoografia Apocrifa

Uno zoologo in visita alla mostra
ovvero (offalso):
Il vero e il falso


Dall’incontro con i fantastici esemplari zoologici di Faravelli, lo zoologo, irrigidito dalla Scienza, rimane scombussolato: un sorriso sulla bocca, un’esclamazione negli occhi, un punto interrogativo nella testa. Perbacco! Ma davvero un elefante ce la farebbe a stare in una serra senza ridurre in mille pezzi quelle preziose ceramiche? Beh, in fondo al circo gli elefanti stanno in equilibrio su panchettini con analoga destrezza... Già, ma allo zoo hanno sbarre d’acciaio di 2-3 cm di diametro...
D’altra parte, se quei delfini riescono a volteggiare fra seggiola, pendola e violino... Sarà che nonostante quell’aria da serra ottocentesca il vetro è resistente come quello a prova di rapina delle banche...
Però, come è possibile che dei lemuri trionfanti sul loro baldacchino, se ne stiano in groppa all’elefante asiatico? I lemuri vivono in Madagascar, non in Asia... Questo proprio non è possibile, qui c’è qualcosa che non torna...
Cose che fanno a pugni fra loro, cosÏ diverse da rendere improbabile e onirico un loro incontro: il contrasto scatena stupore, si diventa leggeri, si guarda con occhi scevri da preconcetti, ci si fa rapire e affascinare. Io adoro i contrasti: nella centrale elettrica Montemartini dell’inizio del novecento, ora museo, le gigantesche turbine di ghisa fanno da sfondo a morbide statue marmoree di epoca romana. L’effetto è stupendo, strabiliante. Ma nei quadri di Faravelli c’è qualcosa di più: i suoi contrasti sono paradossali e ironici. Il bestiario di Faravelli è vero e falso al tempo stesso. » surreale. La meticolosità rigorosa tipica della grande tradizione degli illustratori di libri scientifici dà corpo a splendidi animali e a freddi macchinari tecnologici. Faccia a faccia gli uni spingono nel nonsense gli altri. E’ di questo gioco che Faravelli è maestro: il macchinario che con pazienza inesorabile distilla le lacrime che sgorgano a fiotti da un coccodrillo satollo, fa sembrare il distillatore così adatto alla circostanza da rendere di conseguenza traballanti i luoghi comuni del nostro Scientifico sapere. Viene spontaneo chiedersi: ma dove si compra questo prezioso distillato e a cosa serve?
Il re del pollaio trasportato su comodi cuscini dal re della foresta?... Ma perchè mai? Non c’è dubbio: il gallo si è montato la testa.... Oddio! ma non sarà invece che il leone pensa di essere un cavallo?... Il lecabardele sembra tanto una proscimmia, se non fosse per quella zampa posteriore da cane... La dieta certo è strana; come può bersi l’inchiostro con tutto il solfato di ferro e l’acido tannico che contiene senza stare male? E poi come fa a non macchiarsi? Le scimmie sono così maldestre! E come fa a lambirlo dalle pagine scritte, neanche fosse una farfalla con tanto di proboscide (?!). Il nome poi (Improbolus reprensibilis), prima ancora che reprensibile è quanto mai improbabile!
Ma come? Si osa mettere in dubbio quello che i colleghi scienziati hanno raccontato e che Faravelli ha diligentemente illustrato? Magari c’è uno sbaglio, più sbagli, molti sbagli... Però c’è sicuramente anche del vero... E c’è di certo del verosimile, del probabile... E se qualcosa non fosse proprio come è stata dipinta e raccontata, sarebbe forse allora, solo per questo, falsa?... Nel nostro mondo di scienziati, a questo punto il testimone passerebbe al prossimo studioso di lecabardele: a lui verificare...
Quante volte noi zoologi nel consultare pieni di ammirazione gli stupendi trattati del passato abbiamo sorriso, spalancato gli occhi di stupore e ci siamo interrogati sul vero e il falso di fronte alle tante stramberie descritte in modo cosÏ rigoroso e così immaginifico. Il sapere scientifico non si basa sulla verità. Il mestiere dello scienziato consiste nel dimostrare che un’ipotesi è falsa e che, pertanto, altre ipotesi possono essere vere. E che tali rimangono finchÈ, a loro volta, non vengono falsificate. Oddio, ma allora lo scienziato è un falsificatore!? Ma no, certamente no. Basta che non si faccia ingannare: credetemi, gli armadilli non si accoppiano con i tostapane!
Elisabetta Visalberghi