S.Faravelli - In groppa alla balena - Acquarello

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L'Atelier è come una conchiglia. L'organismo secerne il suo primo guscio. Così il luogo o il modo in cui creo e lavoro sono altrettante proiezioni ideoplastiche del mio mondo. Ora sono un'ostrica ben salda sulla roccia, che elaboro la mia perla nel chiuso di un universo tutto interiore, ora sono una chiocciola che vaga per orti e giardini e porta con sè il suo guscio. Sono le due fasi del mio lavoro: quella stanziale e quella migrante. Ciascuna ha il suo modus operandi, ma etrambe traggono linfa dai miei taccuinetti quotidiani, che diventano via via agenda, progetti e pensieri, pagine di carnet estemporanei. Le mie pagine traboccano di paesaggi, animali e scene di vita quotidiana molto aderenti alla realtà. Sembrano frutto di una visione spontanea e invece sono preparati con cura attraverso letture, approfondimenti, in un paziente lavoro di studio prima della partenza. Per vedere occorre essere preparati. Il disegno è un modo per mettersi in contatto con il mondo, ma richiede uno studio preliminare. Per comprendere a fondo una cultura occorre leggere, ascoltare la musica locale, assaggiare i cibi, parlare con le persone del luogo, spostarsi il più possibile con i mezzi locali.