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Indispensabili compagni di viaggio

FORMULA PER UN ATELIER PORTATILE

In dodici pastiglie (godet) di acquerelli artigianali ci sono tutti (o quasi) "gli irrecuperabili colori del cielo". Da qualche anno preferisco quelli di Nila Colori una azienta italiana che produce acquerelli a pigmento unico  estremamente raffinati. Continuo tuttavia ad utilizzare anche acquerelli e tempere di altre marche: i tedeschi Schmincke, gli inglesi W&N, gli americani Daniel Smith...

Contravvenendo, non senza compiacimento , al conformismo un po' fanatico di certe "scuole d'acquerello", ho sempre nella sacca un tubetto di tempera bianca coprente (ottimo il permanent della W&N ); usato con saggezza aggiunge  smalto e non toglie trasparenza.

Un set di  pennelli di pelo di martora (ad esempio i W&N serie 7  o quelli di pelo di scoiattolo che usano i miniatori di Jaipur, difficili da ottenere, ma affilati come lame). Grafite (meglio i portamine: addio lapis dopo l'11 settembre, niente cutter per temperare!), pennino (che intingo nell'acquerello), bambù (per calligrafie), l'aculeo di istrice (ottimo per asportare il colore:  ho scoperto di aver lanciato una piccola moda tra acquerellisti),  timbri, tampone, gomma morbida.

Conchiglie per l'acqua.Oppure vetro e porcellana. Mai l'orribile bicchiere telescopico in plastica.


Taccuini moleskine , (farne scorta, sempre almeno due in tasca, uno a fisarmonica l'altro ad album) ,ma anche  cercare carte sul posto, rilegarle in album o incollarle sul taccuino in uso. Carte giapponesi, carte antiche che hanno già vissuto, carte pazze che bisogna convincere a bere acqua e colore.

Questa la formula del  mio piccolo atelier portatile, con cui mi metto in viaggio.

In una sacca tengo il set di acquarelli , pennelli e matite.  Nello zaino una macchina fotografica e tre album di diverso formato: uno per i disegni, uno per il diario di viaggio, un altro, più grande, per impostare la pagina del carnet vero e proprio, dove disegno e scrittura confluiranno per integrarsi a vicenda.