S.Faravelli - In groppa alla balena - Acquarello

viaggio nel tempo della globalizzazione

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Pensando all'incontro di Giovedì a Lugano sul senso del viaggio nel tempo della globalizzazione, mi venivano in mente i versi del canto che Leopardi dedica ad Angelo Mai. 
Versi scritti nel 1820, che è l'anno in cui viene ufficialmente "scoperto" l'Antartide: allora ,davvero, tutto il mondo fu "figurato in breve carta". Ma se è vero che l'ultima grande incognita geografica sparisce dalle mappe è anche vero che il mondo di allora aveva ancora qualche riserva inesplorata. 
Eppure con quale implacabile lucidità Giacomo Leopardi vede in questo progredire delle conoscenze positive la voragine di nulla che si spalanca nello spirito umano! Come se antivedesse nel suo germe, il nostro mondo, già pienamente dispiegato . Il suo disincanto è totale. Sembra trascinare nella sua rovina anche il "caro immaginar", che resta allora nient'altro che un sogno infantile. Eppure, per quanto paradossale, sono proprio le parole del poeta, il suo pensare in forma poetica, ad aprire ad un nuovo modo di vedere il mondo : come se proprio quel sogno infantile invalidato sul piano della realtà fattuale dovesse risorgere su un altro piano. Più vero. La cui cifra è il RIMPIANTO. Perchè forse la varietà del mondo si salva nel ricordo : in quella particolare nostalgia a cui solo l'arte sa dar forma compiuta.

"... Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
Non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
L’etra sonante e l’alma terra e il mare
Al fanciullin, che non al saggio, appare.

Nostri sogni leggiadri ove son giti
Dell’ignoto ricetto
D’ignoti abitatori, o del diurno
Degli astri albergo, e del rimoto letto
Della giovane Aurora, e del notturno
Occulto sonno del maggior pianeta?
Ecco svaniro a un punto,
E figurato è il mondo in breve carta;
Ecco tutto è simile, e discoprendo,
Solo il nulla s’accresce. A noi ti vieta
Il vero appena è giunto,
O caro immaginar; da te s’apparta
Nostra mente in eterno; allo stupendo
Poter tuo primo ne sottraggon gli anni;
E il conforto perì de’ nostri affanni."

Per commentare in figura questi versi perfetti pubblico il particolare di una mia tempera intitolata "Il Filosofo". A voi intuire la congruenza tra l'immagine e questo testo.